[Diario Personale/Colonnello George Thomas Percy/11 Luglio 1882]
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11 luglio 1882
Parte 1
L'ultimatum ai rivoltosi di Orabi è stata respinta, e come ci si poteva immaginare, i disordini successivi hanno portato al bombardamento di Alessandria.
Fortunatamente io e una manciata di compagni siamo riusciti a fuggire appena prima dell'attacco, ma alcuni soldati della milizia hanno tentato comunque di inseguirci per ucciderci, malgrado la loro città stesse crollando a pezzi.
Continuare a starci dietro nonostante la strage che stava avvenendo a casa loro??
Per quale assurdo spirito di rivalsa fare una cosa del genere?! Disobbedendo a li ordini poi.
Appena iniziato l'attacco Ahmad Arobi ha dato l'ordine di dirigersi immediatamente al porto, per imbarcarsi il più in fretta possibile e cercare di assaltare le nostre navi; e invece, alcuni di questi cavernicoli preferiscono starci addosso, disertando di fatto.
Potrebbe essere una questione di fede??
Probabilmente tanti di loro non hanno mai sopportato il fatto che una popolazione cristiana controllasse i traffici commerciali sul canale di Suez, ma arrivare a tal punto mi sembra una follia.
Sta di fatto che siamo fuggiti nel deserto, dalla parte opposta rispetto le navi della regina, finendo col perderci nel nulla.
In questo momento sto scrivendo dalla base di una duna, ci siamo fermati per riposare e ripararci dal sole; sfruttando il fatto che i nostri inseguitori hanno deciso di gettare la spugna, scomparendo tra le folate di sabbia.
Parte 2
Ci siamo rimessi in marcia verso le due del pomeriggio e a quell'ora la temperatura raggiunge livelli estremi in questa stagione; ma non potevamo rimanere a lungo in quella buca di sabbia.
Eravamo affamati, disidratati, e le forze cominciavano a scarseggiare sul serio.
Dovevamo proseguire per inerzia, con le ultime energie che ci rimanevano prima di spegnerci definitivamente...un atto di fede insomma.
Dovevamo trovare un rifugio sicuro per la notte o le bestie notturne avrebbero banchettato con i nostri corpi.
Ci siamo diretti verso nord est, o almeno ne eravamo convinti, utilizzando la direzione del sole come riferimento.
Chiaramente il nostro obbiettivo era di trovare la direzione giusta per Alessandria, ma la stanchezza fisica e mentale era tale da renderci impossibile anche la navigazione astronomica; in altre parole ci sentivamo spacciati.
Incredibilmente però, quando le nostre vite sembravano in dirittura di arrivo, la fortuna è giunta in nostro soccorso.
Sforzando all'inverosimile i bulbi oculari, già iniettati di sangue per il clima secco e polveroso, ho notato all'orizzonte una piccola distesa verdeggiante.
Inizialmente ho dubitato della mia vista, ma avvicinandoci sempre di più a quel presunto paradiso immerso nell'inferno, mi sono reso conto che si...Dio esiste, e ci stava aiutando a sopravvivere.
Mai avrei creduto di poter trovare un oasi proprio nel massimo momento di bisogno, questa oasi, ma evidentemente non era ancora arrivata la nostra ora.
[Diario personale Colonnello George Thomas Percy]
Parte 3
Sono passate un paio d'ore da quando abbiamo messo piede nell'oasi, ma ancora non ci siamo rimessi in marcia; non ne abbiamo il coraggio.
È successa una cosa che ci ha spiazzati e che ci ha costretti a rimanere più del dovuto.
Mentre ci stavamo preparando per riprendere il cammino, abbiamo visto in lontananza delle sagome dirette verso di noi.
Non c'ho messo molto a capire, anche perché era l'unica ipotesi plausibile.
Erano loro...gli stessi soldati della milizia di Arobi che eravamo riusciti a seminare.
E io che pensavo fossero tornati in città per soccorrere i loro simili, o per fare rapporto riguardo la nostra fuga.
Com'è possibile?! Perché continuare questo ridicolo teatrino in stile guardie e ladri.
Perseverare è diabolico, cazzo.
Ma la cosa più strana, è che non hanno prestato il minimo interesse a questo posto, ci sono solo passati affianco per poi sparire nuovamente tra le dune.
Che assurdità...l'unico luogo provvisto di acqua e cibo a chilometri e chilometri di distanza da Alessandria; viene naturale pensare che dei fuggiaschi possano essersi fermati in un posto così.
In ogni caso questa storia è strana e dato che non ci hanno trovato, direi che la scelta migliore sia di seguirli a nostra volta.
Sicuramente conoscono il deserto meglio di noi e non è difficile pensare che si stiano dirigendo in un qualche centro abitato da queste parti, anche loro avranno bisogno di riposare dopotutto.
Magari avremo la possibilità di rimetterci in contatto con i nostri in qualche modo.
Parte 4
Alla fine siamo riusciti a pedinare i nostri braccatori.
Le difficoltà senz'altro non sono mancate, dato che col tempo fame e sete non hanno tardato a farsi risentire...la realtà è che non ci siamo mai davvero abituati a questo clima.
In ogni caso ci siamo riusciti comunque, prima che il vento facesse sparire le loro tracce dalla sabbia.
Ho notato una cosa molto strana mentre arrancavo con fatica dietro le impronte lasciate a terra; non erano le uniche.
Altre tracce provenienti da direzioni diverse si univano lungo il percorso che stavamo seguendo, dando l'idea di un pellegrinaggio di massa o la presenza di un luogo effettivamente abitato da indigeni locali; una zona frequentata insomma.
La risposta esatta è arrivata mezz'ora dopo, tanto deludente quanto singolare, ed è davanti ai miei occhi, in questo momento.
A un centinaio di metri di distanza da dove sto scrivendo, sorge un mausoleo nel cuore del deserto...fatiscente, apparentemente abbandonato.
Davanti all'entrata è ben visibile un groviglio di tracce frastagliate, che si mescolano tra di loro, motivo per cui sono convinto che questo sia il luogo che i soldati di Orabi e tutte le persone che hanno lasciato segni del loro passaggio, stavano raggiungendo; ma di loro neanche l'ombra.
Questa cosa mi preoccupa, ci preoccupa.
Potrebbe essere una trappola??
Hanno intuito di essere stati seguiti e si sono nascosti??
L'unico modo per scoprirlo sarebbe entrare nel mausoleo, ma non tutti sono d'accordo; sarò costretto a evidenziare il mio grado di comando per zittire i dissidenti e farmi ascoltare, anche se effettivamente il rischio di un imboscata è realtà.
Una volta dentro potrebbero saltarci addosso all'improvviso in qualsiasi momento e questa potrebbe essere l'ultima volta che scrivo su questo diario.
Non possiamo evitarlo, siamo sfiancati e abbiamo bisogno di un rifugio per passare la notte.
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