Dagli appunti di Leon Argyros.
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4 Aprile dell’Anno del Signore 1453 - Prima Memoria
Il mio nome è Leon Argyros. Per molti anni ho servito come studioso delle memorie antiche e custode di scritti e manufatti; ma nella mia giovinezza fui carpentiere, mestiere che appresi da mio padre e che ancora oggi considero più onorevole di molte cariche affidate agli uomini di sapere.
Nell’anno 1410 fui inviato da Roma a Costantinopoli affinché raccogliessi testimonianze riguardanti la storia, i costumi e le genti della grande capitale dell’Impero d’Oriente. E fu per me immenso privilegio vivere entro queste mura. Poiché in nessun altro luogo del mondo mi è stato dato vedere una simile moltitudine di popoli convivere tanto vicini gli uni agli altri. Uomini provenienti da terre lontane, mercanti d’ogni lingua, pellegrini, marinai, sapienti e forestieri giungono ogni giorno in città recando con sé usanze differenti, abiti inconsueti e credenze nate sotto cieli stranieri. Vi sono quartieri in cui il greco si mescola al latino, altri in cui si odono lingue d’Arabia, d’Armenia e di regioni che nemmeno saprei nominare. E per lungo tempo tale diversità non fu causa di rovina, bensì di prosperità. Costantinopoli pareva contenere il mondo intero entro le proprie mura; per questo molti la consideravano la più grande città della cristianità e il cuore stesso della civiltà degli uomini.
Ma col trascorrere degli anni qualcosa mutò.
Le discordie iniziarono a crescere lentamente, quasi senza essere notate. Le differenze che un tempo erano sopportate con prudenza divennero motivo di sospetto, poi d’odio. Sempre più spesso le strade della città furono macchiate dal sangue di uomini uccisi per la loro fede, la loro lingua o la loro provenienza. Non saprei dire quale male abbia acceso tale mutamento negli animi degli uomini. Forse la paura. Forse la miseria. Forse il lento indebolimento dell’Impero stesso. E mentre all’interno delle mura cresceva la discordia, all’esterno aumentava la brama di conquista dei nostri nemici. È per questa ragione che ho deciso di mettere per iscritto la mia testimonianza: affinché coloro che verranno dopo di noi sappiano quale sorte sia toccata a questa città e comprendano perché le mie ossa riposeranno nascoste nelle profondità della terra.
Blu Costantinopoli - Marzio Campo - 1968 - olio su tela.
Ritrovato presso l'ultima ubicazione conosciuta dell'artista sull'isola di Lipari, dove morì folle.
4 Aprile dell’Anno del Signore 1453 - Seconda Memoria
La rovina di Costantinopoli è ormai prossima. Da molti anni i turchi ottomani volgono il loro desiderio verso questa città benedetta, e ora pare che siano infine giunti al tempo stabilito da Dio per tentarne la presa definitiva. Non vi è principe o sovrano, tra coloro che hanno governato la terra nei secoli trascorsi, che non abbia guardato con cupidigia alle nostre mura, alle nostre ricchezze e alla sapienza custodita entro di esse. Poiché Costantinopoli non è soltanto pietra e oro, ma il punto in cui popoli differenti, lingue straniere e fedi lontane hanno convissuto sotto lo sguardo dell’Onnipotente.
E proprio per questo molti ci odiano. Da oriente è stato avvistato un esercito immenso, tale che gli uomini che ne recano notizia parlano di tende senza fine e di vessilli che oscurano le colline. Di giorno in giorno attendiamo l’assalto. Un tempo avremmo avuto forza sufficiente per opporci ai nostri nemici, ma gli anni trascorsi hanno consumato l’Impero, dividendone gli uomini e impoverendone gli eserciti. Le discordie tra latini e greci, le lotte tra nobili e soldati, e la mancanza di uomini validi ci hanno condotti vicino alla disfatta ancor prima che il nemico giungesse alle mura. Molti temono che, qualora la città dovesse cadere, gli ottomani profaneranno i luoghi santi, abbatteranno le immagini sacre e disperderanno opere e libri accumulati nei secoli. Ed è per tale ragione che ho deciso di mettere per iscritto quanto ho appreso.
Nel corso dei miei trentacinque anni di vita mi sono dedicato a raccogliere memorie, racconti e testimonianze riguardanti gli usi degli uomini e le credenze più occulte incontrate nei territori dell’Impero. Così sono giunto a conoscere l’esistenza di un misterioso culto del quale quasi nulla rimane, se non poche tracce sparse e difficili da interpretare. Tale scoperta mi fu rivelata da un vecchio mercante che viveva in un villaggio poco distante dalla città. Nella cantina della sua casa egli custodiva numerose opere: dipinti su tavola, tele consunte e pergamene assai antiche, provenienti — così egli sosteneva — da terre remote visitate durante i suoi lunghi viaggi per mare. Nessuno conosce l’origine di quelle immagini, né quale dottrina rappresentino. Eppure vi è in esse qualcosa di profondamente inquieto, tale da aver acceso in me un desiderio incontenibile di studiarle e comprenderne il significato.
Le acquistai tutte, affinché non andassero disperse.
Ma ora il tempo mi è nemico. Gli eventi recenti non mi concedono più la pace necessaria alle mie ricerche, e per questo mi sono visto costretto a prendere una decisione grave.
4 Aprile dell’Anno del Signore 1453 - Terza Memoria
Sono giunto all’ultima pagina della mia testimonianza e sento ormai vicina la fine dei miei giorni. Ottantuno anni mi sono stati concessi da Dio, ed ora il mio tempo volge al termine. Non provo rimpianto per quanto ho compiuto. Al contrario, ritengo di aver agito secondo coscienza, nel rispetto del dovere che per tutta la vita ho sentito gravare sulle mie spalle: preservare la memoria degli uomini contro l’oblio e la distruzione.
A voi che leggete queste parole, uomini e donne di un tempo futuro, rivolgo il mio saluto. Se siete giunti sino a questo luogo nascosto, allora avete sopportato fatiche e pericoli che pochi avrebbero affrontato. Vi chiedo dunque di non giudicarmi con troppa severità.
Il timore più grande che abbia accompagnato la mia esistenza non fu la morte, bensì la scomparsa della conoscenza. Poiché gli uomini, accecati dal fanatismo e dalla superbia, distruggono troppo spesso ciò che non comprendono. In nome della propria fede o del proprio sovrano, essi bruciano libri, abbattono immagini sacre e cancellano ogni testimonianza contraria alle loro convinzioni.
Per tale ragione mi preparai al peggio.
Negli anni passati costruii con le mie stesse mani — le medesime che nella giovinezza appresero il mestiere del carpentiere — una camera nascosta sotto un cumulo di rocce presso la mia proprietà. Un luogo destinato a custodire quelle opere che, in caso di conquista della città, sarebbero state senza dubbio distrutte dal fuoco o disperse dagli uomini. Ricoprii i dipinti, le tavole e le pergamene con sostanze atte a rallentarne il deterioramento, quindi trasportai ogni cosa all’interno di questa stanza segreta. Infine ne distrussi l’accesso. Anch’io sono rimasto qui dentro di mia volontà.
Molti giudicherebbero folle una simile decisione, ma conosco bene la debolezza della carne umana. Se fossi caduto nelle mani dei conquistatori, sotto il dolore e la tortura avrei forse ceduto, rivelando il luogo in cui tali opere erano custodite.
Ed io non potevo permetterlo.
Molti culti e molte civiltà sono già noti agli studiosi del mondo; ma nel caso di queste misteriose immagini ritengo necessario che esse rimangano celate ancora per lungo tempo, lontane dagli occhi degli ignoranti e degli uomini dominati dalla paura.
Forse un giorno l’umanità sarà pronta ad accettare verità differenti dalle proprie, senza tentare di cancellarle con il ferro e con il fuoco.
Quanto a me, ben poco sono riuscito a comprendere.
Posso soltanto affermare che queste opere sembrano appartenere a un culto assai antico, nato nei tempi remoti in cui l’uomo era ancora simile a una bestia impaurita dinanzi alla natura. Esse raffigurano una divinità oscura, venerata da popoli dimenticati, ai quali — così narrano alcuni simboli e scritti — avrebbe insegnato l’arte di innalzare templi e costruzioni sacre in epoche in cui gli uomini non possedevano ancora sapere sufficiente per compiere simili opere.
Se tale leggenda sia verità oppure follia, io non posso dirlo.
Ma vi supplico di proseguire le ricerche che io non ho avuto il tempo di completare.
Le ossa che vedete innanzi a voi appartengono soltanto a un vecchio uomo. Ma se il sapere custodito in questo luogo sopravvivrà ai secoli, allora la mia morte non sarà stata vana.
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