Maria Clara Bettinelli [Agosto 1985/Pagina 1]
Sono passati due mesi da quando ho iniziato a girare parte dell'Europa occidentale e ho quasi prosciugato il conto in banca.
Mi sono rimessa in marcia verso Torino, a casa di nonna, così potrò terminare con calma una ricerca personale che sto compiendo da un paio d'anni. Ricerca che ha trovato una svolta importantissima, per quanto inquietante, proprio in quest'ultimo sopralluogo Europeo.
Penso sia proprio il caso di dirlo; lasciare l'impiego che mi ero trovata a San Paolo, città in cui sono nata, per tornare nel mio paese d'origine è stata la scelta migliore che potessi fare.
La nonna non vedeva l'ora di rivedermi e mi ha anche aiutata economicamente per il viaggio, dandomi altri soldi.
Così ho potuto spostarmi molto per poter visitare musei e mostre d'arte, fondamentali per la mia ricerca.
Quanto è affascinante l'esoterismo e quante cose ancora non conosciamo di questo mondo misterioso, sebbene ci siano indizi un po dappertutto.
Ho avuto modo di capirlo fin da quando ho iniziato gli studi all'università Centrale di San Paolo nel 1976, durante le numerose visite al museo di Geoscienze.
Ciò che mi attraeva di più non era tanto la paleontologia in se, ma lo scoprire attraverso i reperti archeologici i culti e le usanze degli esseri umani a partire dalla preistoria.
Ricordo ancora lo stupore la prima volta che entrai nell'ala delle pitture rupestri, nel notare il come queste opere spesso mostrino la venerazione e il rispetto della morte tramite l'utilizzo di ossa come ornamenti funerari, pellicce particolari per la celebrazione del passaggio verso l'aldilà.
Disegni che mostrano lo stretto rapporto tra l'uomo e la fauna, nel bene e nel male ovviamente, ma comunque una coesione con la natura, cosa che abbiamo perso quasi del tutto.
Ed è proprio allora che notai dei dettagli molto strani in alcune rappresentazioni, dettagli che nel corso del tempo sono diventati un ossessione.
Vi era una roccia in un angolo dello stanzone, la si notava quasi per caso, ma paradossalmente era la più interessante del lotto proprio per il suo contenuto.
Uomini primitivi attorno a qualcosa che sembra un fuoco, un falò, ma che dalle fattezze e nel colore non lo era per niente.
Considerando il fatto che per realizzare queste pitture era comune l'utilizzo di pigmenti naturali come l'ocra per rendere il più realistico possibile l'opera a livello cromatico, trovai veramente strano il fatto che in quel caso particolare, su quella roccia, il fuoco era completamente nero e le fiamme realizzate con una forma tentacolare.
Osservando con molta attenzione si poteva persino notare la presenza di forme circolari nel corpo delle vampate, come se il fuoco fosse in un certo senso provvisto di occhi.
Anche gli stessi individui seduti attorno quella cosa non sembravano normali.
Presentavano diverse cavità oculari sparse dappertutto e il loro volto, sebbene stilizzato, pareva leggermente deforme; come se stessero mutando a causa di una qualche infezione.
Insomma, sembrava proprio una visone distorta della realtà, probabilmente il risultato di allucinazioni causate dall'utilizzo di sostanze psicotrope a base di erbe, spesso utilizzate dagli sciamani dell'epoca per trovare una maggior connessione con l'ecosistema.
Sono andata molte volte al museo, anche per i fatti miei fuori dall'orario di studio, proprio per contemplare quella rappresentazione in particolare e per cercare di coglierne il significato.
Dentro di me avevo già capito che quello sarebbe stato il mio obiettivo nella vita; scoprire la verità riguardo l'esistenza di una pittura tanto strana e anomala rispetto le altre.
Ed ecco che pochi anni dopo, appena terminati gli studi, sarebbe iniziata l'esperienza più importante della mia esistenza e il bello è che non l'ho minimamente cercata.
[Fotografia/20 Ottobre 1976/possibile significato
che diedi all'opera durante gli studi all'università]
La traduzione potrebbe essere la seguente.
La natura porta i maggiori cambiamenti nel mondo e l'essere umano non può fare altro che adattarsi per continuare a sopravvivere, senza imporre se stesso al centro di tutto.
Non a caso il falò oscuro è al centro della pittura e gli uomini attorno ad esso, pazienti, come se accettassero la direzione che il mondo ha preso; questo perché la luce di un fuoco, molto banalmente, potrebbe essere una metafora della direzione giusta da seguire.
Resta soltanto il mistero legato al colore che ancora non mi spiego e ad alcuni dettagli come gli occhi nelle fiamme.
Forse il fuoco vedente rappresenta l'onniveggenza della terra in grado di osservare silenziosamente ogni cosa e che ai tempi, veniva venerata e rispettata come una divinità.
Il fatto che i due uomini stiano mutando è la dimostrazione che per lo sciamano che ha composto quest'opera è necessario un adattamento ai cambiamenti terrestri se si vuole sopravvivere e di conseguenza è giusto rimanere immobili sotto la luce.
[Agosto 1985/Pagina 2]
Una volta ottenuta la laurea, il 10 Aprile 1980, ho iniziato subito a lavorare direttamente nel museo di San Paolo come addetta alla catalogazione dei reperti, sia quelli esposti che quelli nel deposito.
Mi occupavo anche dell'annotazione delle vendite e dei nuovi pezzi in entrata; così da poter vivere a stretto contatto con quei manufatti che tanto mi interessavano, senza contare la fortuna di poterne scoprire altri con le stesse identiche peculiarità.
Dico questo perché durante le aste per la svendita di materiale considerato di scarto, ho fatto la conoscenza di altri direttori, curatori e restauratori di altri musei del Sud America e giusto un anno fa, durante una discussione casuale, ho scoperto che la strana pittura che da anni custodivamo in sede non era l'unica.
Così durante le mie ultime ferie invernali, mi sono messa a viaggiare per poterle vedere con i miei occhi; ed è stato incredibile.
Nel museo nazionale di storia naturale della città di Santiago in Cile, è presente una piccola parete rocciosa che mostra degli animali attorno una pozza di liquame nero, da cui esce quello che sembrerebbe essere un tentacolo dotato di occhi.
Ora...nel reperto che possedevamo ci sono degli uomini Erectus attorno ad un fuoco, ma che come ho già detto non risulta per niente realistico.
Se immaginiamo di togliere dalla pittura in questione il cerchio di pietre che compone il falò, non è difficile pensare che il suo aspetto sia molto simile, se non identico, a ciò che si vede nella pittura di Santiago.
Oltretutto, a rendere l'opera ancora più strana è la presenza di un animale diverso da tutti gli altri; anch'esso rappresentato con una colorazione nera, esattamente come la pozza al centro del disegno e con delle fattezze mostruose che lo rendono piuttosto inquietante; anche nel suo caso la presenza di più cavità oculari su tutto il corpo.
Un altro esempio lo posso fare parlando di un altra pittura nel museo nazionale di Lima, in Perù.
Anche in questo caso stessi identici elementi anomali, con l'aggiunta però di una violenza palese.
Due creature erbivore si avvicinano all'ennesima pozza di liquame nero che ad un certo punto, aggredisce una delle due bestie afferrandola con l'ausilio dei soliti tentacoli.
L'animale viene trascinato all'interno della pozza oscura, per poi riemerge mostrandosi con un aspetto diverso; nero, esattamente come il mostro nella pittura di Santiago e con molteplici cavità oculari che prima non aveva.
Questi sono gli unici due esempi che sono riuscita a trovare nel corso di tutte le visite che ho fatto da un anno a sta parte nel cuore dell'America latina, ma tanto mi bastava per portarmi ad un presentimento che sorge spontaneo; c'era un legame tra di loro.
Gli stessi elementi anomali che rivelavano parte di un passato misterioso, non di un paese solo, ma sicuramente di tutto il Sud America, riguardo qualcosa che abbiamo sempre ignorato o che semplicemente non abbiamo avuto il coraggio di approfondire.
Poi però è successo l'impensabile; qualcosa di improvviso come una doccia gelata che mi ha portata fino a questo punto, la mia ultima ricerca.
A fine estate, tornata da quelle fantastiche ferie in trasferta, sono rientrata al lavoro e passando attraverso l'ala delle pitture per raggiungere il mio ufficio, mi accorsi che la roccia a cui ero tanto affezionata era sparita nel nulla.
(Fotografia della pittura di Santiago in Cile/28 Agosto 1984/La mia analisi dell'epoca e il possibile significato dell'opera)
La rappresentazione è molto simile alla nostra, cambiano solo gli interpreti; ma penso che il significato sia grosso modo lo stesso.
La metafora anche in questo caso è legata al rispetto nei confronti della terra, con però l'aggiunta del timore nei suoi confronti.
Questo perché al posto dell'imitazione di un falò, quindi la direzione da seguire, abbiamo una sorta di pozzanghera oscura da cui esce un solo tentacolo vedente.
L'onniveggenza quindi rimane un tema ricorrente, ma è proprio l'appendice cefalopodiale a farmi cambiare leggermente la lettura.
Il polipo è un animale insidioso e una volta che si viene afferrati dai suoi tentacoli è impossibile liberarsene, a meno che non sia lui a volerlo.
Credo che lo sciamano volesse rappresentare sempre il cambiamento, attribuendogli però un inesorabilità quasi inquietante.
O gli esseri viventi accettano la direzione presa dal mondo che li circonda o il cambiamento li afferrerà lo stesso, punendoli, con conseguenze devastanti.
Ecco perché sulla roccia del nostro museo gli herectus sono stati colorati fedelmente, perché hanno accettato il cambiamento seguendo la luce; dunque la presenza di molteplici bulbi oculari è semplicemente una rappresentazione figurata del fatto che loro sono stati capaci di vedere.
In questo caso invece abbiamo l'esempio contrario, perché nella porzione destra della pittura abbiamo un animale completamente nero, dotato anch'esso di bulbi oculari per tutto il corpo.
Sulla base della mia lettura dunque, l'ipotesi è che si tratti della rappresentazione del rifiuto, punita per la propria intolleranza al progresso.
(Fotografia della pittura di Lima in Perù/1 Settembre 1985/La mia analisi dell'epoca e il possibile significato dell'opera)
Questa pittura e totalmente diversa dalle altre e denota una spiccata capacità rappresentativa dell'artista rupestre; inutile dire che per quanto mi riguarda è la più interessante.
Vediamo un esempio diretto di causa ed effetto del rifiuto, mostratoci tramite una progressione degli eventi in cui due animali vengono raggiunti dalla sostanza scura che fuoriesce dal terreno, davanti a loro.
Dunque abbiamo l'intenzione precisa di questa sostanza di mettersi in contatto diretto con gli esseri viventi, per metterli alla prova presumibilmente.
Le bestie si spaventano e di conseguenza vengono aggredite; una di loro in realtà, inghiottita dal liquame.
Successivamente l'animale riemerge trasfigurato come la creatura nella pittura di Santiago; dunque completamente nero e con molteplici bulbi oculari.
La cosa strana è che questa pittura in particolare evidenzia il liquame come un essere senziente, capace di selezionare altri esseri viventi per i propri scopi e sviluppare delle strategie.
Personalmente non conosco nessun animale con queste caratteristiche; una creatura di base liquida che all'occorrenza si solidifica?? Veramente improbabile.
Eppure, proprio il fatto che quest'opera mostri una situazione consequenziale e dettagliata, in un certo senso mi porta a dare più credito a questo artista piuttosto che ai precedenti, le cui opere risultavano molto più interpretative.
E se questo sciamano avesse disegnato semplicemente ciò che ha visto, senza la volontà di rappresentare allegoricamente nulla??
Vorrebbe dire che nel sottosuolo si nascondeva una bestia composta di un viscoso liquido nero, che aggrediva gli esseri viventi che vivevano sulla crosta terrestre, infettandoli; dopodiché l'infezione avrebbe portato alle mutazioni che ho analizzato.
Se dovessi davvero prendere per buona questa lettura, le analisi che ho compiuto riguardo le pitture precedenti non valgono più nulla, perché non si parlerebbe più di allegoria, di metafora...ma di fatti.
Non penso proprio sia fattibile come analisi, ma comunque è interessantissimo e voglio assolutamente saperne di più.
[Agosto 1985/pagina 3]
La misteriosa scomparsa mi scioccò a tal punto da correre furibonda dal rettore, chiedendo spiegazioni a riguardo; fortunatamente non venni licenziata per il mio comportamento, ma sicuramente la sua risposta non fu delle più intelligenti, dato che si limitò a dirmi che il reperto era stato semplicemente venduto.
Il problema è che comunque la situazione era anomala, perché la sottoscritta doveva essere a conoscenza di ogni spostamento dei reperti, dato che venivo pagata anche per quel servizio.
In quel caso particolare però, no...pareva non ci fosse bisogno della mia supervisione, il che non faceva altro che ingrandire il mistero attorno la faccenda.
All'inizio non ci pensai più di tanto, ma più le settimane passavano, più mi convincevo dell'idea che quella pittura tanto insolita fosse stata fatta sparire di proposito, complice anche il fatto che il direttore abbia sempre fatto finta di niente davanti a me; come se nulla fosse successo.
Magari era stata venduta sul serio, questo non posso saperlo, ma era il fatto di non avermi avvertita a insospettirmi maggiormente...perché non dirmelo?!
Proprio in virtù del mio lavoro avrei dovuto saperlo in ogni caso.
Doveva esserci qualcosa che non andava con me, forse il mio interesse nei confronti di quell'opera così strana ha spaventato qualcuno...oppure questi sono solo deliri complottistici, chi può dirlo.
Sta di fatto che non sono rimasta con le mani in mano e non appena ne ho avuta l'opportunità durante la chiusura estiva, sono subito tornata nei musei che avevo già visitato tempo prima, per vedere se ci fossero state delle sorprese anche lì...e in effetti i miei dubbi non erano sbagliati.
Anche le opere anomale del museo di Santiago e di Lima erano scomparse nel nulla e la risposta che ho ricevuto dagli addetti alla compravendita dei beni culturali è stata la stessa che mi diede il mio datore di lavoro; vendute.
A chi mai potrebbero interessare dei reperti che nessuno è mai riuscito a capire con precisione?!
Perché la loro permanenza nei rispettivi musei è durata così poco, dato che casualmente entrambi i pezzi, quello di Santiago e quello di Lima, erano stati scoperti nell'estate del 1984, quindi pochi mesi prima della loro scomparsa.
Sembrava quasi che ci fosse la fretta di sbarazzarsene per qualche motivo.
Cosa significano questi disegni da spingere qualcuno a pagare pur di averli?!
Ma soprattutto...se qualcuno sa qualcosa di storicamente importante, perché non condividere questa conoscenza con il mondo?!
Così, appena rientrata dalle ferie estive più o meno un mese fa, ho deciso di mollare il mio impiego per poter allargare la mia ricerca personale oltreoceano, per vedere se queste anomalie fossero una realtà mondiale e non solo Sudamericana.
Dunque eccomi qui...in Europa, il vecchio continente e posso proprio dire che ne sia valsa la pena.
[Agosto 1985/pagina 4]
Appoggiandomi a Torino, a casa di nonna, ho avuto modo di raggiungere con un auto a noleggio le prime città più importanti appena oltre il confine tra l'Italia e la Francia, dopodiché direttamente in Svizzera.
Non ho voluto spingermi troppo lontano, senza sforare le quattro ore di viaggio al giorno.
Nizza, Lione, Zurigo e Berna; sono queste le quattro principali tappe che ho raggiunto e visitato in due mesi, ispezionando con attenzione i principali poli museali e posso dire che sono stati una cocente delusione.
Incredibile pensare a quanto siano rari i reperti che sto cercando, dato che l'unica soddisfazione l'ho avuta ieri, durante il viaggio di ritorno passando per Sion; minuscola città in cui mi sono fermata solo per mangiare.
Dando un occhiata fugace e rassegnata alla piccola mostra archeologica nel centro cittadino, mi sono venute le lacrime a gli occhi nel trovarmi davanti a una pittura con caratteristiche complementari alle opere Sudamericane, un sogno ad occhi aperti nello sputo d'Europa visitata fino a quel momento.
Un reperto di piccole dimensioni, una roccia poco più grande di un televisore a tubo catodico, ma con un contenuto talmente visionario da lasciarmi a bocca aperta.
Vi era una figura abominevole disegnata sopra; un ibrido nato da due specie completamente diverse di animali preistorici, con le stesse deformazioni visibili nelle pitture d'oltreoceano.
Un corpo di rapace color nero, bulbi oculari sparsi ovunque; insomma, tutto combaciava...l'unico elemento di disturbo era il capo, composto unicamente da un teschio teropode.
La creatura posata su due zampe al di sopra di un cumulo di ossa di altri teropodi, lasciava intendere di essere stata di grandi dimensioni e in cima alla catena alimentare.
Sulla base dei miei dubbi, emersi recentemente dinnanzi al reperto di Lima, avrei dovuto essere convinta del fatto che questo sciamano avesse rappresentato effettivamente la realtà delle cose; peccato però che lungo la strada, spremendomi le meningi per trovare una quadra logica, ero sempre più convinta che fosse una totale assurdità.
È vero, nella fauna attuale effettivamente esistono animali composti dal mixaggio di DNA diversi, uno farà tutti è l'ornitorinco; animale unico nel suo genere dato che si tratta di un mammifero che depone le uova, che allatta i cuccioli secernendo il latte dalla pelle essendo privo di capezzoli, che possiede un becco d'anatra, una coda da castoro e generalmente il suo corpo è identico a quello di una lontra con i piedi palmati.
Senza dubbio madre natura è capace di stupire anche in questo modo; ma ciò che era stato rappresentato sulla roccia di Sion, col senno di poi andava decisamente oltre.
Perché un conto era ipotizzare l'esistenza di un liquame, probabilmente tossico, che a contatto con un essere vivente ne alterasse l'organismo per via di un infezione batterica; un altro conto invece era pensare che lo stesso liquame fosse in grado di unire il DNA di due organismi in un unico individuo.
L'ornitorinco è un miracolo della natura, in questo caso invece gli indizi portavano a pensare all'azione diretta di un fluido senziente ai danni di più creature terrestri, unendole in un unico corpo mostruoso.
Ci ho pensato per tutto il giorno, per tutto il viaggio di ritorno verso Torino senza che il mio scetticismo vacillasse.
Poi però è arrivata la notte, è arrivato il sonno e sono crollata nel letto e da quando mi sono svegliata, più o meno quattro ore fa, vedo la mia ricerca con occhi diversi.
(Fotografia del reperto/senza analisi, dato che queste riflessioni avvengono solo il giorno dopo)
[Agosto 1985/Pagina 5]
Ho una confessione da fare, una cosa che non ho mai detto a nessuno per paura di possibili conseguenze negative a livello lavorativo, ma che per via dell’esperienza fatta questa notte, trovo giusto farla ed essere sincera fino in fondo.
Mentre lavoravo al museo di San Paolo ho fatto spesso uso di droghe pesanti, ma non per semplice piacere personale, quanto per immedesimarmi in un esperienza sciamanica.
Ero talmente attratta dall’esoterismo da voler cercare di provare la stessa sensazione di grandezza e coesione massima col mondo.
Tuttavia dopo un anno o poco più, ho deciso di smetterla, dato che a livello sensoriale non è che ne traessi troppo giovamento e sicuramente non mi è mai capitato di vedere alcunché…fino a questa notte.
La mia confessione dunque è volta a certificare il fatto che la visione avuta questa notte non è stata causata dall’uso di sostanze, dato che ormai ho smesso da tempo.
Un esperienza traumatica, che non scorderò mai e che sembra evidenziare il contenuto della pittura di Sion come autentico.
Inizialmente ho pensato che fosse stata tutta suggestione a causa dello shock provato davanti quell’opera, ma ciò che ho visto era talmente reale che in questo momento, nella mia testa lo percepisco quasi come un ricordo; come se per pochi secondi mi fossi spostata nel tempo fino al paleolitico inferiore.
Ho l’assurda sensazione che durante la notte, qualcuno o qualcosa abbia voluto confermare nel mio cervello ciò che ho visto ieri; donandomi un’ulteriore prova visiva riguardo l’unione del DNA ad opera del liquame oscuro…una prova ancora più incredibile.
Nella paleontologia è cosa nota che gli sciamani o i guerrieri più prestanti delle tribù di erectus, per ottenere rispetto e obbedienza erano soliti mangiare le carni delle bestie più pericolose.
Questo in teoria, secondo il loro credo, conferiva la forza e in generale le caratteristiche più letali della bestia che era stata appena mangiata, andando quindi a creare un unione tra i l’uomo erectus è il super predatore.
Chiaramente i benefici di ciò li si testava poi in battaglia contro altre tribù, benefici che si traducevano banalmente in obbedienza totale o quasi dei compagni; ma nel mio sogno dalla teoria si è passati al pratico.
Ho visto un guerriero erectus combattere contro un Titanoboa, un serpente gigante vissuto 60 milioni di anni fa.
Ad un certo punto durante lo scontro, dal terreno è emerso il liquame oscuro, con una potenza pari a quella di un Geyser.
I due sono stati sopraffatti da un impressionante ventaglio nero che dopo averli avvolti completamente, li ha trascinati sotto terra, appiattendosi al suolo.
Dopo qualche secondo, dalla pozza nera è uscito lui; l’essere più rivoltante che abbia mai visto, la fusione perfetta tra il Titanoboa e il guerriero Erectus che fino a poco prima si stavano massacrando.
Un enorme corpo serpentino, nero e viscoso, dotato di molteplici bulbi oculari e al posto della testa un mezzobusto umanoide deforme…un incubo; e la cosa più inquietante è che gli altri membri della tribù, visibilmente mutati, hanno iniziato ad intonare delle urla di battaglia, come se si fossero esaltati alla vista del loro nuovo capo.
Gli artisti che hanno creato le pitture che ho studiato, hanno visto davvero queste cose?
È esistito davvero questo liquido senziente in grado di infettare qualsiasi tipo di creatura deformandola orribilmente?
Ma soprattutto…era davvero in grado di unire gli organismi creando abomini del genere?
[immagine uomo serpente]
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