Si ringrazia la squadra Extratio 61 per il servizio svolto in terra straniera, e in particolare l'audace Yankel Uziel di cui è stato possibile leggere le parole grazie al ritrovamento delle pagine del rapporto sulla missione Black Hole a Città del Capo.
Nota: Le pagine precedenti all'undici febbraio non sono state ritrovate. Fortunatamente abbiamo motivo di credere che non contenessero dettagli rilevanti.
[11 Settembre 1914-08:30 AM]
Yankel Uziel della Exstractio 61
Missione Black Hole - Annotazione 09
Abbiamo raggiunto l'aeroporto di Città del Capo alle 7.20 del mattino e ci siamo subito messi in viaggio verso il cuore della città a bordo di un blindato che ci stava aspettando.
In questi mesi l'atmosfera generale del Sudafrica si è fatta pesante e ce ne siamo accorti subito.
In periferia le gangs territoriali dominano, infatti abbiamo assistito fugacemente a diversi pestaggi durante il tragitto, mentre nella zona più ricca, verso il centro della città, l'atmosfera è gelida.
Si percepisce grande tensione lungo le strade, i cittadini si guardano attorno con sospetto e camminano frettolosamente ovunque stiano andando, sono tantissimi i negozi chiusi.
Il luogo è pieno di militari armati fino ai denti, con il compito di controllare ogni singolo mezzo di trasporto; anche noi siamo stati fermati per un identificazione.
Tutto questo casino perché il paese ha assecondato l'Inghilterra prendendo parte alla guerra in corso contro la Germania; tanti però non sono d'accordo.
Ci sono state delle impressionanti rivolte da parte delle repubbliche Boere a Johannesburg, causando centinaia di morti e facendo quindi nascere la paura che per seguire la corrente, da un momento all'altro possano scoppiare dei disordini anche qui a Città del Capo.
Spero solo che nessuno cerchi di assaltare il nostro mezzo una volta ritirata la merce.
Non vedo l'ora di togliermi dai coglioni.
[11 Settembre 1914-09:20 AM]
Yankel Uziel della Exstractio 61
Missione Black Hole- Annotazione 10
Alle 9.00 abbiamo varcato la soglia della university of Cape Town.
Nessun problema durante il tragitto fortunatamente, solo qualche brutto sguardo da parte dei passanti e i militari che abbiamo incrociato lungo la strada.
Il rettore ci stava aspettando sulla soglia a braccia aperte. Meno a braccia aperte erano i quattro militari che sorvegliavano l'ingresso la nostro arrivo. Con un sorriso fastidiosissimo ci ha accolto come se fossimo delle superstar facendoci strada verso il suo studio personale, il locale in cui si trova il reperto che ci interessa; pare piuttosto contento di liberarsene.
Questo coglione sembra anche vivere su un altro pianeta, non ha fatto altro che parlare del suo lavoro per tutto il tragitto, senza mostrare la minima preoccupazione per l'aria di merda che tira nella sua città; solo eccitazione all'idea di consegnarci il materiale e far incassare tanti soldi al suo istituto.
Ora si trova lontano da me fortunatamente, nel corridoio principale; sta parlando con il capitano di un professore che lavora in questo posto e che dovrebbe essere il secondo obiettivo della nostra missione.
Io invece mi trovo nello studio, davanti al reperto di interesse, un fossile a quanto pare, di grandi dimensioni.
Ho preso le misure per poterne dare una descrizione fedele in questo rapporto; ecco le informazioni più rilevanti.
Una grossa macchia nera fossilizzata su una parete di roccia.
Altezza 2 Metri
Larghezza 2 Metri e 60 Centimetri
Profondità 110 Centimetri
Ora procederemo con il trasporto verso il blindato e qualcosa mi dice che ci spaccheremo il culo.
[11 Settembre 1914-11:00 AM]
Missione Black Hole- Annotazione 11
Caricato il pesantissimo reperto sul blindato, ci siamo subito messi in marcia verso il South African Museum, appena fuori città; grande idea di merda.
Inizialmente il secondo obiettivo doveva essere il professor Conan Baker, docente nell'università in cui ci trovavamo.
Il nostro compito era sequestrare delle carte che minacciavano la credibilità dell'Istituto, carte che certificano l'incapacità di insegnamento dell'uomo.
Pare che nell'ultimo periodo abbia manifestato significativi accenni di follia e che a seguito di numerose discussioni col rettore, causate da uno studio delirante svolto dallo stesso Baker in totale autonomia tra le mura domestiche, sia stato rinchiuso in manicomio.
Fortunatamente però, inizialmente il rettore ha fatto buon viso a cattivo gioco, facendosi consegnare l'intero studio; dopodiché ha fatto arrestare il docente, condannandolo a una fine miserabile.
Ora le carte incriminate sono in nostro possesso, ed è per questo motivo che ci siamo diretti subito verso il museo, nonché terzo e ultimo obiettivo del nostro tour.
Per quanto mi riguarda è stata una stronzata continuare la missione nelle condizioni in cui ci trovavamo, avremmo dovuto raggiungere il prima possibile l'aeroporto e andarcene; ma il dovere prima di tutto.
Appena siamo usciti dall'Università abbiamo subito notato due cose inquietanti, che lasciavano presagire qualcosa di brutto.
In primis un silenzio surreale; erano spariti tutti, civili e militari.
In secundis dei suoni; spari per la precisione, molto lontani dalla nostra posizione, ma provenienti da tutte le direzioni
Da qui la stronzata...come ci si poteva aspettare le rivolte stavano cominciando anche a Città del Capo, e noi, trovandoci nel centro cittadino, per raggiungere il museo o l'aeroporto avremmo dovuto comunque passare attraverso gli scontri.
Evidentemente le forze armate Boere stavano arrivando dall'esterno, trovando le prime difficoltà già nelle aree perimetrali della città.
Durante il tragitto abbiamo udito i boati delle prime bombe, poi le prime rafiche di colpi, urla in lontananza; insomma, l'inizio di un crescendo repentino di rumori sempre più frequenti e sempre più veloci che sapevano di morte violenta...morte di massa.
Poi siamo entrati nell'inferno.
[11 Settembre 1915-11:45AM]
Missione Black Hole- Annotazione 13
Abbiamo appena varcato la soglia del museo, attorno a noi un silenzio tombale.
Il portone principale alle mie spalle lo abbiamo trovato spalancato quando siamo arrivati e abbiamo temuto il peggio.
La nostra paura è che fosse stato rubato tutto, compresi i pezzi di nostro interesse; in questi contesti la razzia fa gola a tutti considerando la vendita al mercato nero, ma fortunatamente non è stato toccato nulla.
Evidentemente il passaggio delle armate Boere in direzione della città ha generato un fuggi fuggi generale, lasciando così il museo totalmente incustodito.
Che ironia, ora siamo noi i ladri dato che non c'è nessuno da pagare per il ritiro della merce.
Mentre scrivo i ragazzi si stanno dirigendo verso l'entrata del deposito sotterraneo, in silenzio, ancora scossi dallo spettacolo sanguinolento a cui abbiamo assistito di sfuggita.
È inutile descrivere a parole ciò che abbiamo visto passando in mezzo alla guerriglia, le foto che allegherò a questo rapporto sono fin troppo esplicative.
L'unica nota che mi sento di aggiungere è legata alla ferocia; un livello impressionante di violenza che ho già visto in passato, a cui però non riuscirò mai ad abituarmi.
In particolare ai volti...sono i volti delle persone che si massacravano a essermi rimasti impressi nella mente.
Dalle loro espressioni avevo la sensazione che fossero tutti passati oltre la motivazione iniziale che gli ha spinti a combattere, facendosi prendere dalla malvagità allo stato più puro.
Sembra strano che un mercenario scriva queste cose, anche noi facciamo cose orribili, ma un mercenario lo fa per soldi; e davanti ai soldi non si guarda in faccia nessuno.
Quella malvagità puramente umana invece è tutt'altra storia.
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